Pseudonimo di
Antònio Benci. Scultore, pittore e orafo italiano.
Formatosi nell'ambiente fiorentino negli anni in cui si approfondivano gli studi
del corpo umano e della prospettiva, impostò la propria ricerca pittorica
sullo sviluppo della linea, concepita dinamicamente come mezzo di definizione
dei volumi. Fin dalle sue prime opere è evidente infatti, più che
la rigorosa interpretazione della prospettiva e dei rapporti geometrici tipica
di Brunelleschi e di Masaccio, la lezione di Donatello, Andrea del Castagno e F.
Lippi, alla quale si aggiunsero la suggestione esercitata sull'artista dalla
scoperta di reperti etruschi e reminiscenze dell'arte gotica. Ne derivò
uno stile personale, incentrato sulla resa della tensione emotiva e dinamica dei
corpi secondo un accentuato rigore formale, che tuttavia non impedì
all'artista di raggiungere esiti di intenso e acceso lirismo grazie
all'esaltazione del movimento e ad un luminoso cromatismo. Il
P.
raggiunse risultati notevoli già con la realizzazione delle opere
giovanili, fra le quali la tavola dell'
Assunzione di santa Maria Egiziaca
(pieve di Staggia), uno degli esempi più indicativi dell'importanza
attribuita dall'artista allo sviluppo complesso e articolato della linea;
l'affresco con la
Danza dei nudi (Arcetri, Villa della Gallina); la
Battaglia dei nudi (Firenze, Uffizi; Londra, British Museum; New York,
Metropolitan Museum), che nei suoi diversi esemplari rappresenta l'esempio
più antico di stampa d'arte e nello stesso tempo testimonia
l'abilità del
P. anche come incisore. Un altro elemento
fondamentale dell'opera del
P. è costituito dal costante
riferimento, soprattutto a partire dal 1460, alla mitologia, favorito anche dal
contemporaneo affermarsi del Classicismo nell'ambiente fiorentino e mediceo.
Ricordiamo in particolare: le tre tele dedicate alle
Fatiche di Ercole
(1460), eseguite per Piero de' Medici e perdute fin dalla fine del XVI sec., ma
delle quali rimane un ricordo in alcune tavolette (
Ercole e l'idra,
Ercole e Anteo, entrambi a Firenze, Uffizi); l'
Apollo e Dafne
(Londra, National Gallery), esempio della perfetta fusione tra elemento umano e
naturale; l'
Ercole, Nesso e Deianira (New Haven, Università Yale,
Collezione Jarves), nel quale lo studio anatomico accentua la
potenzialità dinamica dei corpi. Negli stessi anni il
P.
andò elaborando anche opere di più semplice e sobria composizione
formale, nelle quali la linea, pur rilevata e incisiva, si fece più lieve
e sinuosa, come nel celebre
Profilo di donna (Milano, Poldi Pezzoli) e
nell'altro profilo femminile (Berlino, Staatliche Museen). In un'ulteriore fase
dell'evoluzione artistica del
P., negli anni seguenti il 1475, la linea
divenne invece più rigida, mentre acquistava una maggiore importanza il
colore, inteso soprattutto nei suoi valori luministici, come mostrano il
Martirio di san Sebastiano (Londra, National Gallery) e la
Natività di san Giovanni Battista (Firenze, Museo dell'Opera).
Nelle opere scultoree l'artista rimase fedele al gusto per il disegno rilevato,
per la linea sottile, per il particolare attentamente e minutamente elaborato.
Fra le sculture del
P., che non utilizzò mai il marmo, meritano un
rilievo particolare il
Busto di guerriero, il bronzetto di
Ercole e
Anteo (entrambi a Firenze, Museo Nazionale del Bargello) e soprattutto i due
sepolcri papali eseguiti a Roma, città nella quale l'artista si
trasferì insieme al fratello nel 1489. Si tratta dei monumenti funebri in
bronzo per Sisto IV (1490-93, Grotte Vaticane) e per Innocenzo VIII (1493-96,
basilica di San Pietro), nei quali superfici lucide e levigate si intrecciano
con superfici spezzate, in un articolato e dinamico intrecciarsi di piani e di
linee e in una resa intensamente luministica. Il
P. svolse anche
attività di orafo, raggiungendo importanti risultati nella croce argentea
(1457-59, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo), nel cui supporto
rappresentò in bassorilievo scene del
Battesimo di Cristo,
Mosè ed i profeti, e nella croce-reliquiario per l'abbazia di San
Pancrazio (1461). Si ricordano, infine, i cartoni (perduti) per i ricami dei
paramenti da messa per il Battistero fiorentino (Firenze, Museo dell'Opera del
Duomo), con
Storie di san Giovanni Battista (Firenze 1431 circa - Roma
1498).
Il Pollaiolo: “Ritratto di ignota”